La lavorazione e la produzione

La lavorazione e la produzione

Le fornaci di più antica origine oggi come ieri possiedono generalmente una cava, dove la pregiata argilla risalente al pliocene viene estratta e lasciata al gelo e alla pioggia dell’inverno perché si purifichi; quelle di più recente formazione acquistano la materia, che in ogni caso viene lasciata riposare nel cosiddetto “cretaro”. Di ottima qualità, dopo aver beneficiato per circa un anno degli agenti atmosferici, l’argilla viene ripresa per essere amalgamata con sola acqua, naturalezza scevra di additivi che fa del cotto di Castel Viscardo un materiale amato e raccomandato dalla bioarchitettura.

Un tocco di modernità rispetto al passato è l’impastatrice, che ha alleviato un lavoro fatto di braccia, mani e fatica. Ma una volta che l’impasto arriva al banco, gli utensili e le procedure del maestro fornaciaio rinnovano un rito che si ripete da centinaia di anni.

Oggi si lavora al chiuso, le aziende sono organizzate e moderne, ma nella tradizione del cotto molte fasi sono e saranno sempre affidate non tanto alla precisione della tecnica, quanto all’esperienza della persona. La fase dell’essiccazione, ad esempio, pur se favorita dal calore e ormai sottratta ai capricci atmosferici, non ha tempi precisi, è la competenza dell’artigiano che decide e, durante l’essiccatura, bisogna provvedere a mano alla rasatura dei bordi tramite la stecca. Per non parlare della complessa abilità di chi ancora cuoce a legna, accatastando i pezzi nei grandi e antichi forni.

Se un forno a metano permette di programmare in modo certo la delicata operazione della cottura, con una prima fase di tempera a 150 gradi e una seconda di cottura vera e propria dai 950 ai 1.000 gradi circa a seconda del colore che si vuole ottenere (più la temperatura è alta più il cotto sarà chiaro), ben diversa è l’operazione per un forno a legna.

Nell’ampio e profondo forno, che contiene da 27 mila a 30 mila pezzi, i manufatti vengono accatastati ordinatamente per giorni e giorni, badando a lasciare tra loro gli interstizi necessari perché la cottura, che viene dal basso, avvenga uniformemente. Tuttavia non sarà mai uniforme il colore dei pezzi: più chiari gli interni, soggetti a temperatura più elevata, più rossicci gli esterni. Una delle prerogative del cotto a legna sarà dunque la minore regolarità del colore.

Il fuoco poi, che dura dalle 24 alle 48 ore, va sorvegliato e alimentato giorno e notte: una notevole fatica, che tuttavia offre in cambio un’indimenticabile esperienza di odori di legna e di scintille.