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Storia & Natura

La chiesa parrocchiale di Castel Viscardo

La chiesa parrocchiale di Castel Viscardo intitolata a Maria SS. Annunziata fu eretta nel 1682 da Orazio Spada su progetto dell’arch. Giuseppe Brusatti Arcucci. Presenta una facciata in cotto locale lavorato a mano e in pietra di Bagnoregio; lo stile è barocco romano. Il campanile termina con una cupola rotonda ricoperta da cotto dorato a squame, opera del “Mastro” locale Domenico Fortunelli che la eseguì intorno agli anni venti del secolo scorso. L’interno costituito da un’unica navata, è ricco di marmi pregiati e di tele di ottima fattura prevalentemente di scuola umbra, quale la pala dell’altare maggiore che raffigura l’Annunciazione, eseguita da Nicolò Tornioli. Lungo la navata si possono ammirare quattro cappelle, arricchite da dipinti di Carlo Maratta, del tedesco Wernle (pittore al servizio degli Spada) e del Bernabei di Perugia; degno di nota è anche il dipinto della Genealogia della Madonna, della scuola del Perugino, presente nella seconda cappella a sinistra. Nella chiesa sono inoltre conservati due oggetti preziosi: un crocifisso in avorio monoblocco, di scuola francese, donato, secondo la tradizione, dal Re Sole Luigi XIV al Cardinale Fabrizio Spada Veralli, legato pontificio a Parigi e un pennone turco strappato ai nemici, nel 1674, dal cav. Di Malta Frà Alviano Spada Veralli, al servizio della Repubblica Veneta, in un’azione navale presso una baia dell’Asia Minore (non visibile a causa del suo stato di conservazione).

La Faggeta

La zona situata ai confini nord-ovest del comune di Castel Viscardo, affacciata sulla valle del Paglia, ad altitudini comprese tra i 380 e i 550 m. s. l. m., presenta, dal punto di vista geologico, una composizione eterogenea di natura prevalentemente argillosa con intercalazioni di calcari e con presenza di formazioni basaltiche. Tale situazione geologica e il particolare microclima della zona hanno determinato condizioni tali da permettere lo sviluppo di essenze vegetali come il Faggio, che costituisce un vero e proprio unicum a queste latitudini. La presenza di questa specie è rilevante su 1.5 ettari circa, alle quote comprese tra i 450 e i 500 m. s. l. m., mentre altrove è presente sotto forma di individui isolati associati alle latifoglie presenti. Sicuramente l’intero complesso forestale (sono presenti anche Cerro con Roverella, Castagno, Carpino nero, Acero campestre, alle quote più basse e Leccio, Orniello, Sorbo Selvatico, Ginestra, Pungitopo più in alto) acquista maggior valore dalla presenza del faggio che rappresenta anche una sorta di “reperto” archeologico, testimone della maggiore diffusione che la specie doveva avere in passato nell’Alta Tuscia e lungo la valle del Paglia. Il tutto è arricchito dalla presenza di questo fiume il cui ampio corso movimentato da isolotti, secche e massi è spesso fiancheggiato da Pioppi, Salici e Ontani, mentre il popolamento animale comprende: L’Airone CInerino, il Martin Pescatore, la Biscia d’acqua e la Nutria; notevole la presenza in tutta l’area forestale del Cinghiale. Ma il valore dell’area è accresciuto soprattutto dalla vicinanza dell’area archeologica rappresentata dalla necropoli etrusca delle Caldane.