Castel Viscardo

Posto sul ciglio di una rupe affacciata sulla valle del fiume Paglia, Castel Viscardo è un piccolo borgo medievale distante circa 13 km da Orvieto e situato a ridosso dell’altopiano dell’Alfina, territorio di interesse naturalistico ricco di testimonianze archeologiche. Secondo le ultime ricerche storiche, corredate da ritrovati documentari di un certo interesse, la sua fondazione e denominazione si deve al cavaliere Viscardo Ranieri, membro di una delle famiglie orvietane più importanti del XIII secolo. Attorno alla sua prima roccaforte si è andato costruendo il paese, in quel momento storico che è denominato “tardo incastellamento umbro”, in un periodo che può essere delimitato tra il 1292 e il 1298.

Dal fondatore discende Antonia Ranieri, al cui nome sarà legata per diversi secoli la stessa denominazione del luogo: nel corso dei secoli si trovano, infatti, molti riferimenti sull’esistenza di un fortilizio noto come “Castello di Madonna”. Quella di Madonna Antonia è una figura femminile particolare e misteriosa che il folclore vuole identificare con la cosiddetta “dama bianca” che si aggirerebbe ancora oggi nel maniero, andata in moglie a tal Messer Bonifazio, già podestà e capitano del popolo della repubblica di Firenze e capitano di guerra di quella di Siena.

Con il matrimonio tra Nicola Ranieri, figlia di Madonna Antonia e Bonifazio, e Corrado di Berardo Monaldeschi della Cervara, Castel Viscardo diveniva, per circa due secoli, un feudo dei Monaldeschi della Cervara, potente famiglia della nobiltà orvietana.
Nel 1575 il feudo passava per alcuni decenni alla casata romana dei Veralli, fino a che – sempre a seguito di un matrimonio (quello tra Maria Veralli e Orazio Spada) – era introdotto nella proprietà della famiglia Spada, poi divenuta Spada-Veralli, a cui rimase fino al 1921.
Con gli Spada, il Castello si arricchiva di un’ampia strutturazione e iniziava un periodo d’oro e di fervida creatività. Il piccolo borgo si allargava maggiormente fuori delle mura del primo insediamento e, grazie alla presenza di architetti famosi quali Giuseppe Brusati Arcucci e diversi mastri artigiani, iniziava un forte impulso urbanistico con la costruzione di nuovi edifici, della chiesa parrocchiale SS. Annunziata e della cosiddetta contrada del “Borgo”, delimitata da due archi, quello di Sant’Agostino (o di Sant’Antonio) e quello detto del “Renaro” (distrutto nel ventennio fascista alla pari dell’antico e primo borgo, dai “castellesi” conosciuto come il “Suddentro”).

Durante il periodo napoleonico, Castel Viscardo, insieme a tutto il territorio orvietano, era assegnato al dipartimento del Trasimeno, con capoluogo Todi. Successivamente, con il ritorno del Governo pontificio, il paese fu inserito nella delegazione di Viterbo, Circondario di Orvieto, come “appodiato” a Castel Giorgio, almeno sino al 1828.
Nel settembre del 1860, insieme a tutto il territorio orvietano, Castel Viscardo entrava a far parte del Regno di Sardegna e, dal marzo successivo, di quello d’Italia. Nel 1861 era assegnato alla Provincia dell’Umbria con capoluogo Perugia, Circondario e Mandamento di Orvieto. Il Municipio era allora posto all’interno del Castello, da cui successivamente passava in via del Borgo (nella attuale via Roma); infatti, solo nel 1913, dopo svariati anni di discussione, era posta la prima pietra dell’attuale edificio comunale, costruito dalla locale impresa Gabrielli.
Nel 1927, con la creazione della Provincia di Terni, Castel Viscardo entrava a far parte di questa nuova amministrazione.

Passeggiando per le vie del paese è ancora possibile ammirare numerosi elementi architettonici originari quali muri, coperture, cornici e gronde realizzati in cotto di fabbricazione locale, che costituisce una delle attività artigianali principali del paese. La zona, infatti, ricca di argille, ha favorito lo sviluppo di numerose fornaci per la produzione di laterizi, un prodotto “fatto a mano” la cui tradizione perdura inalterata almeno alla prima metà del Cinquecento. Di un certo prestigio è l’impiego di tali materiali nel restauro di monumenti storici quali il Colosseo, il Pantheon, le Mura Aureliane di Roma e la Piazza del Campo di Siena.

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